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14 aprile 2011

RITORNO AL ST. JAMES'

Dopo la pesante sconfitta subita in quel di Rubano contro la capolista Sarmeola, i wine-coloured hanno fatto ritorno nella città-stato di San Giacomo solamente martedì pomeriggio. Numerose le traversie che i nostri baldi eroi hanno attraversato durante il viaggio; tra questi, anche uno stormo di cazzi alati che voleva incularli. Ma andiamo con ordine. Partiamo dalla fine. Del match. Col Sarmeola. Terminato la partita, mister Bortoli ha personalmente provveduto ad un lavaggio sterilizzante dei propri uomini con della lava liquida di provenienza siciliana, più esattamente del cratere dell'Etna. "Non è una punizione", ha precisato il trainer tranquillizzando gli animi. Soddisfattissimo Tamburin, che al posto dell'epidermide ha la cotica; un po' meno gli altri che hanno dovuto attingere a piene mani da una barattolone gigante di foille. Si noti il pizzico di esagerazione in tal gesto; eccheccazzi, mica sono stati lavati col lanciafiamme!!! Anche perché c'è da dire che la lava non è più quella di una volta. Terminato il bagno caldo, le ustioni più gravi sono state lenite con foille  e con un unguento medicamentoso preparato direttamente dall'alchimista Pattaro. L'unguento è scaduto nel 1979, e forse è proprio per questo che fa così bene: l'uomo lo ha chiamato CALCIO NEI COGLIONI giacché, nell'immaginazione dell'alchimista, l'effetto sulla pelle è quello di un calcio ben assestato nei coglioni. Se faccia bene o faccia male, non è dato di saperlo; certo è che il nome di tal pastrocchio pone seri dubbi sulla bontà del prodotto.
Ma torniamo nello spogliatoio.
Terminata la doccia, i ragazzi si sono rivestiti con dei sacchi di iuta legati in vita con un budello di vero vitello ed hanno raggiunto il mezzo che li attendeva nel parcheggio antistante il campo sportivo: una mongolfiera gigante, gonfiata con i gas di scarico del culo di alcuni sedicenti tifosi granata. Per dovizia di particolari, aggiungerei che un paio di questi avevano mangiato -presumibilmente- uova sode, pesce marcio e bambini morti con le scarpe da tennis. Ma tutto ciò è ancora misconosciuto ai giocatori del S. Giacomo che, mestamente, occupano i posti a sedere della mongolfiera, che salpa sfidando i venti e dirigendosi in direzione sud-est.
All'altezza delle Brentelle una tromba d'aria incrocia il tragitto dei nostri eroi, e risucchia nel suo vortice Cacco e Benetti. Nessuno se ne accorge, neppure loro. Superato il primo ostacolo, ecco che se ne manifesta un secondo, stavolta terribile: animato da profonda passione musicale, Mazzucato intona sommessamente le prime strofe di "Ci vorrebbe il mare", geremiade in musica di Marco Masini. Neppure il tempo del primo accordo, che Toniolo tira fuori dal saio la spada da samurai e se la infila in bocca. Per un po' la mastica pure, poi stira le zampe tra fastidiosi zampilli rossi che fuoriescono dal suo corpo dilaniato. Friso, molto più avvezzo ad eventi simili, getta l'improvvisato cantante dal finestrino che precipita nel vuoto e finisce sopra una macchina degli sbirri. Grossi cinque di soddisfazione al difensore granata, grida di giubilo e numerosi hip hip hurrà si levano in cielo da parte di tutti, nessun escluso. 
Personalmente ricordo che cotanta gioia non la provavo dal 17 Aprile 2010 quando il Magico Picchio espugnò Ancona con un gol di Giorgi al 93'!!!!
All'altezza del Canale di Battaglia, però, avviene un fatto disdicevole. La tribù dei culi rotti, che comanda le chiuse del canale nei pressi del ponte del Bassanello, sostiene che la mongolfiera ha violato la no-fly zone e la attacca con tutte le forze a disposizione al sinistro grido di:
"Vi romperemo il culo".
"Oh oh -osserva Cecchinato- mi sembla di avel visto un glosso gatto!
Ah Titti er canarino, quello non è un gatto, quello è 'n cazzo, e c'ha pure le ali. E' probabile che si tratti dell'uccello padulo, quello che s'infila all'altezza del buco di culo! replica un preoccupatissimo Conti Borbone.
BREVE EXCURSUS STORICO - La tribù dei culi rotti ha due caratteristiche negative: la prima è che emette odori malsani a causa della rottura; la seconda è che sono molto vendicativi. Insediatisi intorno al Bassanello verso la fine degli anni '30, la tribù si è organizzata in una repubblica parlamentare delle banane (non è un caso che tale repubblica venga definita delle banane e non già, ad esempio, dei melograni) e dotata di un esercito di mercenari, il temibilissimo esercito dei cazzi alati. Grazie a delle alette che spuntano nel corpo, i cazzi alati volano a mezz'altezza pronti ad infilarsi in ogni pertugio inoculando il loro liquido malandrino. Con loro bisogna stare molto attenti; talvolta non è sufficiente la cintura di castità per rendersi imperforabili, e neppure un tampax con l'aggiunta di un (voce femminile)  "non posso, ho le mie cose". Quelli, le cose, te le fanno uscire dal culo, altroché!!!
Ma torniamo all'odissea dei nostri eroi. Dunque, Bolzonella e compagni sono in serio pericolo. La mongolfiera è quello che è, la sua velocità è troppo più lenta di quella dello stormo di cazzi alati che prendono a volare ad altezze preoccupanti. Sembra non esserci via d'uscita quando... Ve l'ho mai detto che Pizzo è un ragazzo molto intelligente e dotato di vaticinio? Nella borsa da calcio, assieme alle scarpette, porta seco dei tritacazzi. Che non sono delle persone che rompono il cazzo, ma una specie di tritarifiuti. Con la differenza che si limitano a tritar cazzi. In piedi sulla cesta della mongolfiera, Pizzo mostra i suoi pugni al cielo (in partita li aveva mostrati alla mandibola di Conti Borbone, che non aveva granché gradito, pur riconoscendo il duplice pugno come un colpo degno del miglior Tyson) poi, dopo aver pronunciato la formula magica (singhiozzo del mio singhiozzo, vai nell'acqua che c'è nel pozzo, sennò ti prendo sul gargarozzo e in men che non ti dica ti strozzo! Brutto stro-(n)-zzo), ha rilasciato nell'aere i tritacazzi i quali, in men che non si dica, hanno fatto incetta dei cazzi volanti, permettendo così ai nostri eroi di arrivare sani e salvi sino a Salboro.
Più o meno all'altezza dell'uscita della tangenziale, un'opprimente puzza di merda comincia a disturbare il volo della mongolfiera, che perde pericolosamente quota. E' dramma. Buson comincia a piangere disperato e si piscia addosso. Fiorin, che da grande vuol fare il buon padre di famiglia, gli cambia con cura il pannolino e poi lo picchia a sangue. Zanatta F. fa un rutto per scaricare la tensione, Borsetto si spreme le meningi per trovare una soluzione ma, a parte una puzzetta, altro non riesce a produrre. Così è il claudicante Casotto a prendere in mano le redini del gioco e, dopo essersi rivolto agli Dèi dell'Ortone e ricevute da essi dettagliate istruzioni per risalire in quota... Ahò, sto testa de cazzo nun apre la valvola der pallone che era stato gonfiato con le puzze dei più marci del circondario di San Giacomo?????? 
A Borsetto vola via il parrucchino che, fatalità, finisce in testa a Conti Borbone, il quale si assesta il ciuffo con cento colpi di spazzola e poi si mette a dormire. Rizzo, invece, subisce il distacco della palla destra che, lemme lemme, rotola fuori dalla cesta schiantandosi al suolo. Fatalità, colpisce in testa un vigile urbano intento a far la multa ad un Ciao della Piaggio per eccesso di velocità. Massima velocità di un Ciao modificato: 47 km/h (in discesa e con vento a favore). Invano Vendramin e Barison si protendono per cercare di recuperare il coglione rotolante: i due crani si schiantano tra loro producendo un enorme rumore di ferraglia. Mentre i più mugugnano e propongono di linciare Casotto (anche perché qualcuno aveva persino cagato dentro al pallone... Dunque, non era solo aria quella fuoriscita dalla sonda...), ecco la solita mano invisibile (il famoso deus-ex-machina, tanto per intenderci) che solleva i nostri eroi e li riporta in cielo...
Non che siano morti, intendiamoci. Semplicemente, lo scontro tra le due puzze devastanti ha creato una nuvola di calore che si è schiantata a terra per poi risalire in cielo, investendo e spingendo il pallone verso Dio...
Poco importa che tutto ciò non sia avallato dalle leggi della fisica, dato che la storia la scrivo io e la faccio finire come cazzo me pare e della fisica non mi curo; preferisco di gran lunga la fica. 
Col pallone in alto nell'alto dei cieli, sempre più lontano dal luamaro di Salboro, i wine-coloured utilizzano tutte le forze residue per una standing ovation in onore di Casotto, che viene portato in trionfo e lanciato in aria al grido di:
"Per Casotto hip hip HURRAAAAAAA!"
Un colpo di vento scaraventa però il centrocampista giacomense -per il quale si prospettava un futuro da eroe ed una statua di cioccolato al latte nel piazzale antistante il St. James' e lui, ghiottissimo, se la sarebbe mangiata tutta rischiando lo scagotto -fuori dal pallone. Per lui non c'è stato ritorno a casa, né celebrazioni. Solo un anonimo:
"Eh, vabbè, sti cazzi!"
pronunciato da qualcuno all'interno del pallone che, finalmente, comincia ad intravedere il paesaggio familiare.
Le guglie del campanile della chiesa di St. James'. Subito un'idea: diamogli fuoco. Purtroppo, però, erano finiti i fulminanti!
La foresta di St. James'.
Il parcheggio del St. James'.
Il campo del St. James'.
La sala stampa del St. James'.
Il circolo ricreativo del St. James'.
L'aeroporto del St. James'... sul quale i nostri eroi, nel tardo pomeriggio di martedì sera, finalmente atterrano. Giusto in tempo per il duro allenamento che mister Bortoli, senza la benché minima traccia di compassione, ha preparato per Cecchinato e compagni.

22 dicembre 2010

L'ALLENAMENTO DI MARTEDI' 21 DICEMBRE 2010

Certo che c'eran proprio tutti, ieri! Tutti insieme appassionatamente a combattere nella melma, sotto un'incessante pioggia, per una pirrica vittoria che permettesse ai vincitori di intonare una marcetta goliardica (condita da simpatici insulti e gesti dell'ombrello) nei confronti di chi, nel pantano, avesse soccombuto. Sembra una bestemmia, in realtà (lo dice la Crusca) si dice proprio così: soccombuto. Alla fine abbiamo vinto noi rossi, credo. O forse è terminata in parità... Ma che cazzo ne so! E, soprattutto, mettendo le mani a carciofo, esclamo: ma che cazzo me ne frega di quant'è finita!!! So solo che alla fine avevo fango persino in mezzo al culo! Che qualcuno non dica che mi sono cagato sotto: non sopporterei di fare pure gli allenamenti col pannolone! Ma prima di parlare dell'epica battaglia di ieri, farei un passo indietro e racconterei...
L'EPICISSIMA BATTAGLIA DI VENERDI' SCORSO - vedi la neve che scende bene e ammanta tutto col suo candore. Vedi il mondo brillare nella notte più scura. Vedi le macchine far fatica per le strade, arrancare lentamente per cercare di tornare ai lidi di origine. E tu, una volta che ivi sei arrivato, dovresti uscir di nuovo per andare all'allenamento! Ma siamo pazzi!?!?!? Niente allenamento, stasera! Invece sì, si è deciso di farlo. Molto malvolentieri infilo le ultime cose dentro la borsa e mi dirigo, con la faccia del condannato a morte, a prender l'ultimo freddo della settimana. Certo, è bello muoversi sotto la neve. Preferirei farlo a piedi, mentre le scarpe affondano inesorabili in mezzo alla neve fresca scricchiolando, ed i fiocchi si sciolgono sul viso, arrossendolo. E' bello camminare senza pensieri mentre, lentamente, assumi anche tu il colore della purezza. Invece mi tocca andare a prendere una botta di freddo all'allenamento. Che due coglioni, oh! Giunto a destinazione, scopro di esser l'unico lì. Poi arriva Giantin, entrambi esprimiamo il nostro parere negativo alla reazione fisica che ci attende di lì a poco. Arriva anche Cecchi, e via via tutti gli altri. Varchiamo i cancelli d'ingresso del St. James', che appare coperto da un fitto strato di neve. Diciamo una quindicina di centimetri. Immacolato. Vien voglia di rotolarci là sopra, di "sverginare" quel manto e correre, e ridere, e... e giocare. Si, vien proprio voglia di fare l'allenamento. Ci cambiamo in un amen, e corriamo là in mezzo a giocar con i palloni. Siamo proprio dei giocatori di terza categoria! Talmente abituati alle intemperie, alle sferzate dell'aria fredda sul viso, che le condizioni estremamente negative non solo non ci fermano, ma decuplicano le nostre forze e ci fanno gettare nella mischia. A prender freddo ed a sporcarci. Nulla importa, se non -e probabilmente è un ricordo dell'infanzia perduta- di correre là in mezzo senza sentire fatica, vogliamo solo ridere e divertirci. Insomma, giocare; proprio come quando eravamo virgulti. Così ha inizio quella partita che mai avrei voluto finisse. Una partitella improbabile, a metà campo, sopra ad un terreno ghiacciato sul fondo e ricoperto da uno strato nevoso che rende l'equilibrio precario ed azzera il livello tecnico. Ciò nonostante, abbiamo proseguito sino al fischio di chiusura. Dulcis in fundo, la doccia calda che lava via tutte le tossine accumulate nella settimana, intrise di stress, incazzature e repressioni varie.
IERI, INVECE, non nevicava. Purtroppo. Pioveva, pioveva tanto, ed il campo era estremamente pesante. Divertente, abbiamo pensato in tanti. Così eravamo 22 al St. James' e, divisi in rossi e verdi, abbiamo dato inizio ad una partitella a tutto campo. I rossi giocavano col canonico 4-4-2 con due ali molto offensive, i verdi con un 4-3-3 dotato di un tridente da brividi. Era, difatti, questo tridente a menar le danze sin dall'inizio, mettendo in enorme difficoltà la compagine avversaria. Buono il dialogo tra le punte, buono l'apporto dei centrocampisti, buone le occasioni create e poi finalizzate. Ma i rossi, una volta prese le misure agli avversari, cominciavano la dura controffensiva. In un calcio in cui gli spazi al centro sono intasati, la differenza la fanno le fasce. Lo disse mio padre qualche anno fa, giudicando l'immenso Ascoli di Sua Maestà Giampaolo; io memorizzai la frase, la feci mia e a tutt'oggi non si contano le volte in cui l'ho ripetuta. Certo, tutto ciò non mi fa molto onore: l'età avanzata c'è, il ripeter sempre le stesse frasi mi avvicina pericolosamente al rincoglionimento senile. Ma benvenga il rincoglionimento se parte da un assioma del mitico Giampaolo, principe dei principi, re dei re, imperatore degli imperatori!
Così le fasce cominciavano a mettere in difficoltà gli avversari, facendo pressione sugli esterni e, supportate anche dai terzini autori di utili sovrapposizioni, mettevano in ginocchio la difesa avversaria. Difesa che, nonostante il supporto del centrocampo, non riusciva a venirne fuori. Perché tutto ciò? Perché un modulo come il 4-3-3 prevede il rientro a turno a centrocampo di un attaccante, mentre un altro torna dietro la linea della palla sino a metà campo. Ieri ciò non è avvenuto. E' avvenuto così che i verdi hanno subìto il forcing offensivo dei rossi, disunendosi e soffrendo oltre il lecito.
Per fortuna era solo un'amichevole!!!

13 ottobre 2010

STRONZI, ACHEI O FIGLI DI TROIA(NI)?

Grossa sorpresa alla ripresa degli allenamenti del S. Giacomo. L’ultimo turno di campionato, coinciso con una convincente prestazione contro gli avversari del S. Ignazio, ha portato i wine-coloured alla ribalta nazionale. Dopo l’ampio servizio che la Gazzella dello Sporco ha dedicato ai nostri eroi nella giornata di lunedì, ecco la Rai che –ieri sera- ha preferito trasmettere l’allenamento di Cecchinato e compagni a scapito della partita della nazionale italiana contro la Serbia. Sei minuti, solo sei minuti di partita degli azzurri! Tre in più di quelli previsti dai Negramaro! Poi, i cronisti, hanno testualmente dichiarato:
A noi degli azzurri importa sega, noi vogliamo vedere lo spettacolo, quello vero. Anzi, vogliamo vedere come si allenano i veri campioni”.
Parole chiare. Argentine. Che non lasciano adito a “se” o “ma”. I raioti vogliono davvero imparare l'arte del calcio, e per apprenderla chiedono aiuto ai migliori. Cazzo, raga, siamo troppo i migliori!!! Così, dopo aver mandato un quarto d’ora di pubblicità di varie tipologie di macchine per il lavaggio e la riparazione di profilattici usati, e un trailer dell’ultimo film di Ilona Staller (quello in cui l'emmenthal ungherese s’infila un pitone ‘n fregna e lo tira fuori dalla bocca), sono scesi in campo loro. Già, proprio loro. Cioè noi. E questo è il racconto di quel che è avvenuto al St. James’ in un martedì insolito, illuminato dal consueto sole delle 21:05 che il presidente Bagarello programma settimanalmente per consentire ai suoi ragazzi di allenarsi sotto la luce solare, anziché quella artificiale (con conseguente, enorme risparmio energetico). Il primo ad arrivare è, come al solito, Conti Borbone a bordo del suo elegantissimo calesse di fine '800. Il classe ’91 viene immediatamente attorniato dai cronisti col cric in mano ma lui, con l’ausilio del girello, li scarta tutti e si dirige verso lo spogliatoio. Purtroppo, però, inciampa sulla carcassa di un cavallo lasciata inavvertitamente lì da qualche dirigente due mesi orsono. Il ragazzo finisce per terra, proprio su una merda di un giornalista Sky che, non sapendo dove farla visto che il WC del St. James’ è fuori uso dal 1978, l’ha fatta proprio lì, pulendosi il culo con la criniera del cavallo. Tanto era morto! Arrivano nel frattempo i temibilissimi bad boys wine-coloured, il braccio violento della squadra. ovvero Rana, Buson e Rizzo, che inducono con le buone (ovvero roteando Zanatta F. sopra le loro teste) i giornalisti a comportarsi come tali. Impaurita e disorientata, anche perché nel frattempo è arrivato anche Pizzo che ha mollato una scorreggia atomica (tanto atomica da indurre Rizzo ad inginocchiarsi ai suoi piedi mormorando: “Mio Maestro! Ti porterò eterno rispetto”), la carta stampata tramuta improvvisamente le intenzioni bellicose in gridolini di gioia, manifestazioni d'affetto, effusioni amorose, richieste di autografi e di peli puberali. Un voltafaccia tanto clamoroso quanto inaspettato! Un voltafaccia che contravviene il rigore morale delle penne nostrane!!!
Fatto sta che un nugolo di giornalisti si avvicina a Conti Borbone, riempiendolo di pacche sulle spalle e di complimenti. Le pacche sulle spalle sono un segno d’affetto che fanno piacere a tutti, soprattutto quando sei caduto con la spalla su una merda.
Ricordo che nel 1996 mi capitò di svenire, esattamente sopra una merda, squagliandola proprio con una spalla. Ero a Roma. Il mio amico romano mi raccolse e mi sorresse per quella spalla. Sentiva la mano bagnata, così l’asciugò sui jeans. Ma la mano continuava ad essere bagnata. Così, assalito da un tragico sospettò, annusò l’arto e… Sorpresa, puzzava di merda! Da quel giorno, non manca mai di ringraziare il signore per quel dono che lo colpì –improvviso- allo spirar di una buia nottata romana che l'alba non aveva fretta di attenuare.
Torniamo però al nostro supereroe prima che le pacche gli lussino una spalla. All’ennesima pacca, s’incazza e dice:
Vabbè, mo’ la merda l’avete pulita. Andiamo avanti”.
Giornalista: “Domenica scorsa il S. Giacomo ha disputato un’ottima gara vincendo e convincendo. Si sente di rivolgere un pensiero a qualcuno in questo momento di particolare gaudio?”
Io: “A parte il fatto che io ho pensieri solo quando dormo e li chiamo sogni. Comunque, attualmente il mio unico neurone volge al capo-ultras delle RICUCITE GRANATA che –a fine gara- m’ha fatto una pompa con ingoio. Della dentiera. La ricucita mummificata, un’arzilla novantenne con la sorca glabra, nel momento topico s’è ingoiata la dentiera. Che gente assurda frequenta questo mondo!”
Giornalista: “Lontano dai microfoni vorrei chiederle il cell della ricucita, sono molto interessato, anche se di base sono un necrofilo latente. Ma torniamo al match di domenica. Siete partiti contratti, poi vi siete evoluti colpendo a freddo e duramente l'avversario. Qual'è stato l'episodio determinante? Quello, cioè, che ha scatenato il vostro istinto omicida?”
Risposta non c'è, o forse è quella di Tamburin,che arriva, s'impossessa del microfono dopo aver ruttato in faccia al giornalista provocandogli lo scollamento del parrucchino, e comunica agli astanti:
Scusate, signori, noi siamo una squadra seria, siamo venuti per allenarci con la massima professionalità, lasciateci al nostro mestiere. Grazie”.
I ragazzi entrano nello spogliatoio per cambiarsi; i giornalisti restano fuori, e nel mentre posizionano le telecamere intorno al campo per cercare di carpire i segreti di mister Barison senza lasciarsi sfuggire neppure un punto e virgola. Mister che non fa una grinza, e fischia l’inizio dell’allenamento tra gli applausi della carta stampata. Dopo il riscaldamento effettuato in mezzo al campo con tanto di falò, il tecnico divide la squadre in quattro gruppi. Il primo è composto da Fiorin, Ercole, Borsetto e Tono; ad essi viene assegnato un mazzo di piacentine per dare inizio ad un furioso torneo di strip-rubamazzo. Il secondo gruppo, formato da Vendramin, Giantin, Toniolo e Romanato, viene dotato di un cacciavite e vien mandato nel parcheggio antistante il St. James’ a rubare autoradio e soldi spicci nelle auto parcheggiate. Curioso l’episodio occorso a Romanato: nella concitazione del momento, ha rubato anche la sua, di autoradio. Un terzo gruppo (Ranzato, Noventa, Bolzonella e Tamburin) viene spedito nell’Auditorium Rebeccato per partecipare a delle lezioni di volo e conseguire il diploma di piloti di aerei telecomandati e aquiloni. Il quarto gruppo (Ale. Barison, Rizzo, Greggio e Friso) viene impegnato in un singolare gioco: l’obiettivo è quello di spezzare le dita ai compagni ed infilargliele nelle orbite oculari. A fine allenamento, Rizzo è soprannominato Polifemo. Il quinto gruppo… Si, lo so, avevo detto che i gruppi erano quattro, ma se continuate a cacare il cazzo ne aggiungo altri 6. Dicevo, il quinto gruppo –formato da Benetti, Zanatta F., Buson e Casotto- è stato spedito nella Sala TV Pattàro-Pàttaro a guardare la saga TWILIGHTS e, successivamente, presso l'Aula Temi Pizzeghello a svolgere una sinossi di quanto osservato. Buson promosso a pieni voti. Il suo tema? Sintetico, ma efficace: You have the choice that I didn't have. Il sesto gruppo –Conti Borbone, Pizzo, Rana e Cecchinato- profondevano il massimo impegno nel raccogliere peli pubici stagionati rimasti nei piatti delle docce. Tra vero sudore (sgorgante copioso dalle loro fronti) e piattole, uniscono i villi a mo' di collana donandone una a ciascun giornalista presente.
Profondamente commossi per tale manifestazione d’affetto e per aver visto coi loro occhi cosa vuol dire allenarsi duramente in terza categoria (chi diceva che la terza categoria è tutta chiacchiere e distintivo, deve fare pubblica ammenda), i giornalisti tributano un’ovazione di ben 78 minuti ai wine-coloured. Allo scoccar del 79° minuto, il trainer Barison -con lo scroto lacerato e sanguinante- chiama gli ultras granata che intervengono prontamente infilando tutti i giornalisti dentro al cavallo, facendoli penetrare dal bucio di culo. Da qui il titolo del post.

30 settembre 2010

VISITE GUIDATE AL ST. JAMES'



A seguito dell'importante riforma approvata a maggioranza assoluta della quale non abbiamo dato notizia per allinearci con il modus operandi dell'attuale stampa nazionale, la proposta di legge inerente l'abolizione degli allenamenti settimanali presentata dai wine-coloured in data 01/09/10 è diventata regola. Ebbene sì, signori! Gli allenamenti al St. James' sono stati aboliti; al loro posto, il martedì ed il venerdì sarà possibile -previa prenotazione- effettuare delle visite guidate al campo di gioco, alla sala-stampa sotterranea ed a quella sospesa nell'aria, ai bagni ultramoderni (open space nel quale si caga e si piscia sul pavimento, essendo sprovvisto di sanitari, sciacquoni e buchi di sorta; quando la stanza è piena, si mura la porta e si costruisce un altro bagno) e persino al cimitero del St. James' all'interno del quale sarà possibile essere fotografati con i resti delle salme o consumare un pasto sopra le lapidi. Inoltre, coloro che accuseranno un po' di stanchezza avranno la facoltà di  rimboccarsi la lapide e riposare beatamente in una delle tante fosse senza che nessuno li disturbi. Aldilà di questo aspetto forse un po' tetro, la visita guidata è consigliata a tutti, giacomensi e non. Il costo? Appena 50 euro, comprensivi di un buono acquisto di 50 centesimi e della guida in lingua locale. Guida che, manco a dirlo, sarà Dejan il quale illustrerà con meticolosità agli astanti il prezioso capolavoro architettonico di fine 800 (secoli avanti cristo). Narra difatti la leggenda che nell'80.000 a.c. la terra intorno al campo di gioco fosse una discarica abusiva abitata da tal Delfogiovi, un incrocio tra il pericolosissimo delfanda ed il pacioccone gioveone, due animali preistorici oramai estinti. Il delfogiovi aveva 18 zampe con le quali prendeva a calci in culo tutti coloro che provavano a sedersi sulle panchine dell'attuale campo di gioco. Una precisazione. E' vero che il campo di gioco è stato costruito nell'80.000 a.c., ma è altresi vero che le panchine ci sono sempre state, al punto che più di qualche scienziato ritiene che gli esseri umani discendano da una delle due panchine del St. James', e non dalle scimmie come sostengono alcuni invidiosi detrattori di origile lionese. Torniamo alla leggenda. Tutti gli animali del luogo volevano sedersi su quelle panche. Non perché ne sentissero la necessità, semplicemente perché era proibito. Un po' come quello che succede a molti politici dei giorni nostri: non sentono la necessità di sedersi sopra un trans, lo fanno perché è vietato. Poi ci prendono gusto, e gli fanno pure una pompa con tanto di meticolosa scarpetta. Il delfogiovi non aveva denti, aveva un frullatore attraverso il quale triturava tutto ciò che era destinato allo stomaco che, essendo molto delicato, aveva la necessità di non ingoiare cibi solidi. Si racconta che una volta il frullatore del delfogiovi s'inceppò proprio mentre stava triturando un dejerto, animale ermafrodito con un bastone tra le gambe ed una sorta di buco peloso in testa. Fu proprio quel buco peloso a mandare in tilt il frullatore; fu in quella circostanza che il delfogiovi si estinse, e con lui anche il dejerto. Ma stiamo parlando di tempi ben più recenti (10.000 a.c.). Il delfogiovi aveva anche 25 braccia e 12 corpisei organi sessuali e -udite udite- 15 buci di culo! Insomma, questo terribile animale poteva ucciderti anche con una scorreggia! Era davvero terribile la vita nel giacomense in quel periodo!!!
Ma un giorno avvenne un fatto importante, che cambiò radicalmente la vita di quei luoghi ameni e, soprattutto, la storia dell'umanità. Da un rapporto incestuoso tra il delfogiovi e un cavalluccio fluviale nacque un animale strano, ma tanto strano: l'ippocorno erculeo. L'ippocorno aveva la forma di un cavallo e il pisello di Ercole. Il problema era, però, che il pisello l'aveva in testa ed era sempre moscio al punto da penzolargli fastidiosamente davanti agli occhi, ostruendogli la visuale. Un grosso problema! Il povero padre (delfogiovi) non ci poteva passare, così cominciò a studiare una soluzione al problema. Si sa, ai tempi non esistevano enciclopedie o internet. E neppure famiglia cristiana. Il terribile animale amava coltivare hobbies manuali che prevedessero l'utilizzo di chiodi, martelli e seghe; così si abbonò ad una rivista di bricolage: le ore mese. Nel numero di ottobre 79.999 (a.c.) ricordava di aver visto la pubblicità della vendita di una supposta color del cielo che serviva ad indurire i ceppi di legna. Pur non sapendo leggere, riuscì comunque a contattare la ditta produttrice di supposte ed a farsene spedire una vagonata via posta elettronica (in formato .pdf). Scaricati i suppostoni, li ficcò tutti nel culo dell'ippocorno che prima sollevò la testa, poi l'uccello, e quindi cominciò a correre come un forsennato nel campo disegnando un “troso” ovale. Dopo 15 mesi di corsa matta e disperatissima, gli esplose l'uccello -troppo duro e gonfio per resistere di più- e la cappella si conficcò esattamente al centro dell'attuale cerchio di centrocampo del St. James'. Delfogiovi, disperato, volle costruire una tomba al figlio perito a causa di un'overdose di supposte laddove il povero animale aveva tirato le cuoia. E volle che il troso restasse in bella evidenza. Così, attorno ad esso, eresse una costruzione ovale con tanto di gradini sui quali sedersi, osservare i segni dell'ultima folle corsa dell'ippocorno, e versare lacrime di disperazione miste ad un senso di colpa mai sopito per la morte del tanto amato figliolo. Quella costruzione funebre è ora il St. James', e là dentro -di domenica- potrete trovare i wine-coloured. Vivi e vegeti. Anch'essi corrono disperati ogni volta che scendono in campo, ma senza l'ausilio delle supposte. E' come se sentissero dentro di loro la potenza prorompente dell'intera vagonata. Ma ad esplodere, oggi, sono gli avversari. Domenica scorsa il Galzignano Terme ha confermato questa regola, la regola del St' James'. Ed ora sotto col prossimo!